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Mos Maiorum è l’eteronimo sotto cui si cela un gruppo di appassionati divulgatori della storia in tutte le sue sfumature e accezioni, che ha scelto di iniziare questo progetto omonimo per avvicinare quante più persone possibili alla scoperta e conoscenza della storia in modo semplice, chiaro, accessibile a tutti e, possibilmente, non noioso.
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mercoledì 1 aprile 2026

Disponibile il decimo numero della Newsletter (Bir Tawil, il territorio che nessuno stato vuole per sé)

Sembra incredibile ma esistono luoghi nel mondo che sono letteralmente terra di nessuno, fazzoletti di terra più o meno grandi che non sono rivendicati da alcuno stato, nemmeno da quelli confinanti.

È il caso di Bir Tawil, al confine fra Egitto e Sudan che nessuno dei due stati africani vuole rivendicare come appartenente al proprio territorio nazionale.

Il perché di questa anomalia risale ai tempi coloniale quando era l'Impero Britannico a gestire la colonia anglo-egiziana del Sudan e fu proprio a Londra che si decise che il confine dovesse fra i due stati dovesse coincidere con il 22° Parallelo Nord.

Salvo che alcune considerazioni di carattere etnico fece nascere l'anomalia del Bir Tawil e del territorio speculare di Hala'ib, quest'ultimo ancora conteso fra Egitto (che lo ha occupato) e Sud (che ne rivendica l'appartenenza al proprio territorio nazionale).

Per saperne di più e comprendere meglio questa complesso vicenda geopolitica che affonda le sue radice alla fine del XIX Secolo è possibile leggere l'articolo numero 10 della nostra newsletter ospitata su Linkedin.




giovedì 26 marzo 2026

Disponibile il nono numero della Newsletter (Francesco Sforza s'insedia a Milano come nuovo Duca)

Il 22 marzo 1450 segna un passaggio importante per la storia di Milano, soprattutto dal punto di vista simbolico.

Infatti in quel giorno Francesco Sforza nell'Arengo ricevette le chiavi della città, i sigilli e il gonfalone con la Biscia Viscontea e l'Aquila Imperiale, segno tangibile ed evidente del suo nuovo ruolo all'interno del capoluogo meneghino.

Infatti Francesco Sforza, già capitano di ventura al soldo di Filippo Maria Visconti, era diventato il nuovo duca di Milano, succeduto proprio al suocero Filippo Maria (avendone sposata la figlia Bianca Maria) dopo che questi era morto nel 1447 e i cittadini di Milano erano insorti proclamando la repubblica.

L'importanza dell'ascesa al ducato da parte di Francesco Sforza (e dei suoi eredi) non è legata soltanto a un periodo storico molto importante per la città di Milano e per l'Italia più in generale ma anche per quanto concerne l'immagine stessa di Milano se è vero che uno dei monumenti più visitati e senz'altro riconoscibili della città meneghino è un luogo che porta proprio il nome della famiglia Sforza, ovvero il Castello Sforzesco.


Per saperne di più è possibile leggere l'articolo numero 9 della nostra newsletter ospitata su Linkedin.





mercoledì 28 gennaio 2026

La morte di Carlo Magno segnò la fine del Sacro Romano Impero?

Quando il 28 gennaio 814 Carlo Magno morì nel suo palazzo di Aquisgrana fu subito inumato nell'atrio della cattedrale della medesima città che era stata la principale capitale del Regno dei Franchi prima e del Sacro Romano Impero poi.

I libri di storia ci ricordano che Carlo Magno si fece incoronare imperatore la notte di Natale dell'800 a Roma da papa Leone III

Riallacciando idealmente i fili con l'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augusto, Carlo Magno aveva inteso ridare forma al defunto Impero Romano d'Occidente sotto la guida dei Franchi di cui lui era stato il massimo esponente militare e politico del tempo.

Non è un caso che ancora oggi Carlo Magno venga considerato un padre nobile dell'unità europea e dell'Europa in genere, tanto che proprio a lui è intitolato uno dei maggiori premi conferiti a persone che con le loro azioni hanno favorito e agevolato l'unità e l'integrazione europea.

C'è da dire però che Carlo Magno pur avendo di fatto costituito uno stato unitario che comprendeva gran parte dell'Europa occidentale ovvero grossomodo quelle che sono Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Austria, l'Italia centro-settentrionale, parte della Repubblica Ceca e gran parte della Slovenia, non era riuscito a rendere tale stato solido al suo interno e scevro da personalismi tipicamente feudali.

Se alla sua morte la successione fu garantita succedendogli Ludovico I detto Il Pio, ben presto le divisioni interne e le rivalità dinastiche ebbero il sopravvento tanto che già nell'anno 843 (ovvero nemmeno trent'anno dopo la morte di Carlo Magno) si addivenne al Trattato di Verdun dove di fatto l'impero venne suddiviso e spartito fra i tre figli sopravvissuti di Ludovico Il Pio (Lotario I, Ludovico II il Germanico e Carlo II il Calvo).

Non sfugge dunque all'osservatore che l'impero non arrivò intero nemmeno alla terza generazione (con non poche analogie alla successione di Costantino il Grande e la spaccatura dell'Impero Romano in Occidente e Oriente peraltro) e il prodotto di questa spartizione furono il Regno dei Franchi Occidentali (grosso modo l'odierna Francia), quello del Regno dei Franchi Orientali (la Germania e l'Austria) e il Regno della Francia Media, ovvero gli attuali Belgio, Olanda, Alsazia, Lorena Borgogna, Provenza e l'Italia.

Se dunque l'eredità politica e ideale di Carlo Magno fu immensa per il destino europeo molto invece si potrebbe obiettare sul suo vero lascito concreto nella struttura dello stato carolingio che ben presto dimostrò tutte le sue lacune e le sue falle che portano al dissolversi del Sacro Romano Impero, almeno sino all'arrivo della dinastia ottoniana che nel 962 con Ottone I riede vita al Sacro Romano Impero, almeno nella sua parte germanico-italica visto che ormai i Franchi Occidentali avevano fondato uno stato a sé.


INFO: Mos Maiorum ha pubblicato due volumi che in qualche modo sono legati alla dinastia ottoniana:


Adelaide di Borgogna
Teofano

giovedì 11 settembre 2025

11 settembre 9 d.C., quando si infransero i sogni dell'espansione romana

La data dell'11 settembre si associa a tristi ricordi del più grande attentato terroristico mai perpetrato al mondo.

Ma per chi ama la storia questo giorno di fine estate porta alla memoria anche altri fatti storici importi, come per esempio la conclusione della famigerata battaglia di Teutoburgo (8-11 settembre 9 d.C.) che sconvolse letteralmente i romani e di fatto pose fine all'espansione dell'Impero nell'Europa centrale, espansione che sino ad allora sembrava quasi un destino ineludibile.

Publio Quintilio Varo, comandante dell'esercito romano in quella parte di Germania fra il Reno e l'Elba che solo pochi anni prima Tiberio aveva di fatto piegato a Roma, si comportò in modo del tutto sconsiderato.

Anziché cercare di integrare i popoli germanici di fatto sconfitti, ma non del tutto domi, si comportò con loro come se questi ultimi non avessero più modo e voglia di contrastare Roma e la sua presenza in quelle lande.

Ciò comportò una reazione violenta che culminò nell'imboscata della foresta di Teotoburgo (in quella che oggi è la Bassa Sassonia, in Germania) che di fatto annientò l'esercito romano di stanza in quelle terre (tre intere legioni).

Il contraccolpo psicologico fu peggiore della disfatta militare e sebbene qualche anno più tardi i romani si presero la rivincita su Arminio e l'esercito dei Cherusci di fatto l'idea di estendere il dominio di Roma sino al fiume Elba e anche oltre vene definitivamente accantonata e il fiume Reno divenne il confine ultimo fra le terre di Roma da una parte e i popoli germani (barbari) dall'altra.

Non sfuggirà a nessuno come l'esito di quella battaglia occorsa oltre duemila anni fa abbia lasciato un segno indelebile ancora oggi nella cultura e nella geopolitica europea.

Il Reno ha segnato da allora il confine non solo fra Roma e il mondo barbaro che la circondava ma anche fra il mondo latino e il resto dell'Europa.

Linguisticamente parlando il Reno segna ancor oggi lo spartiacque fra le lingue romanze (neo-latine) e quelle di ceppo germanico e ha segnato nel corso dei secoli anche un diverso modo di intendere la politica, la giurisprudenza, il modo di vivere e convivere fra cittadini e fra cittadini e stato.

Nessuno può immaginare cosa sarebbe accaduto se in quei giorni a Teotoburgo le cose fossero andate diversamente, ma forse è lecito pensare che magari la storia di questi ultimi venti secoli avrebbe potuto essere scritta in modo diverso.

Per chi ama la storia e ha voglia di conoscerne anche i protagonisti meno eclatanti ricordiamo che Mos Maiorum ha al momento attive due collane di libri:

Le Donne della storia

e

Viaggi e Scoperte

Libri disponibili in cartaceo su Amazon e in ebook su tutti i principali store online.

Foto di AJ da Pixabay


giovedì 1 maggio 2025

Caterina Sforza minaccia di bombardare il conclave da Castel Sant'Angelo

In questi giorni si parla tanto di conclave e delle procedure che lo regolamento, della fumata bianca o nero, dell'extra omnes e dei possibili "papabili" fra i cardinali.

Pochi però sanno che la storia dei conclavi è fatta anche di episodi curiosi, a volte anche violenti.

Nel 1483 accadde addirittura che il conclave abbia rischiato di tenuto sotto minaccia di essere bombardato nientemeno che da una donna, e che donna!

Si tratta di Caterina Sforza, moglie di Girolamo Riario (nipote di papa Sisto IV) e figlia di Galeazzo Maria Sforza (duca di Milano).

Quando la notte fra il 12 e il 13 agosto 1483 papa Sisto IV morì per le complicanze della gotta a Roma scoppiarono tafferugli e disordini e molti approfittarono della confusione per regolare i conti in sospeso e vendicarsi di chi aveva gestito il potere durante il papato di Sisto IV.

Anche la casa e i beni di Girolamo Riario e Caterina Sforza furono saccheggiati e loro non vennero toccati perché in quel momento si trovano accampati con l'esercito (di cui il Riario era comandate) a Paliano.

A quel punto il collegio cardinalizio ordinò al Riario di spostarsi a Ponte Milvio e il nipote del papa defunto obbedì mentre la moglie, Caterina Sforza, intuendo che in quel modo lei e il marito rischiavano di perdere tutto con un colpo di mano si introdusse a Castel Sant'Angelo, ne cacciò il castellano e tutti gli imolesi che vi stanziavano (dei quali lei non si fidava) e puntò i cannoni in direzione di San Pietro.

A quel punto i cardinali si rifiutarono di entrare in conclave, temendo di diventare facili bersagli della focosa signora di Imola e Forlì.

A quel punto il cardinale Giuliano Della Rovere (futuro Papa Giulio II) convinse il collegio cardinalizio a offrire ottomila ducati al Riario, più il risarcimento dei danni subiti dai signori di Imola nei saccheggi dopo la morte del papa e la carica di capitano generale della Chiesa e la conferma della signoria su Imola e Forlì.

Girolamo Riario accettò l'offerto, ma la moglie, ancora asserragliata in Castel Sant'Angelo rifiutò ostinatamente finché non giunge una delegazione di cardinali, presieduta dal cardinale Ascanio Sforza (suo zio) che alla fine la convinse a lasciare la fortezza abbandonando Roma per tornare con il marito in Romagna.

Dopo dodici giorni finiva l'incubo per i cardinali di poter essere presi di mira da una donna che sarebbe poi passata alla storia come la Tygre di Forlì, tanto volitiva e capace nella gestione della cosa pubblica e nell'ambito militare da essere stata persino elogiata e presa a esempio da Niccolò Machiavelli.


Foto di Sekau67 da Pixabay

lunedì 14 aprile 2025

Un matrimonio che avrebbe dovuto riunire Occidente e Oriente

Il 14 aprile 972 una giovanissima principessa bizantina di nome Teofano veniva unita in matrimonio a Ottone II da papa Giovanni III e contemporaneamente incoronata imperatrice del Sacro Romano Impero.

Quel giorno l'Occidente barbaro che nei secoli precedenti aveva preso il posto dell'Impero Romano d'Occidente aveva gettato le basi per costruire un ponte duraturo e solido per riunirsi all'Impero Romano d'Oriente che invece aveva resistito alle invasioni barbariche e che ancora teneva a bada la pressione dei mussulmani che gli avevano sottratto i territori del Mediterraneo sud-orientale.

La storia ci dirà che quel ponte non sarebbe durato e che anzi fu un tentativo effimero e forse mal costruito, ma in quel 14 aprile 972 tutto dava a pensare il contrario e quel matrimonio aveva significato davvero un passo enorme per la storia in quel fine millennio.

Se come abbiamo già visto l'Impero Romano d'Oriente era sopravvissuto alle orde barbariche e alla pressione dell'avanzata mussulmana, pur con forti limitazioni alla sua estensione territoriale originaria, il crollo dell'Impero Romano d'Occidente aveva lasciato libero sfogo alle invasione dei barbari che nel corso dei secoli avevano finito con lo stanziarsi nelle varie province romane d'occidente e si erano via via integrati con le popolazioni locali.

Nella notte di Natale dell'800 il re dei Franchi, Carlo (che poi i posteri chiameranno Magno) si fece incoronare imperatore dal papa a Roma dando così vita al Sacro Romano Impero che nelle intenzioni di Carlo Magno avrebbe dovuto rinverdire i fasti del defunto Impero Romano d'Occidente.

Dopo Carlo Magno l'impero ebbe vita breve e di fatto nell'arco di poche generazioni ne era rimasto solo il ricordo e tre principali regni nei quali si era divisa l'eredità politica e territoriale di Carlo Magno: il Regno dei Franchi Occidentali (che poi avremmo imparato a chiamare Francia), quello d'Italia e il Regno dei Franchi Orientali (che sarebbe sbagliato chiamare Germania anche se l'attuale repubblica tedesca ne costituiva di fatto l'ossatura principale insieme all'odierna Austria).

Nella seconda metà del X secolo, ovvero poco più di 150 dopo che Carlo Magno si era fatto incoronare imperatore dal papa nella notte di Natale dell'800 Ottone I, re dei Franchi Orientali, aveva colto al balzo l'occasione e liberando Adelaide di Borgogna, vedova del re d'Italia Lotario II, dall'assedio a lei portato dall'usurpatore del trono, Berengario II, l'aveva poi sposata facendosi incoronare re d'Italia insieme ad Adelaide.

E già che c'era aveva rinverdito i fasti di Carlo Magno e come lui era sceso a Roma per farsi incoronare imperatore, insieme alla moglie Adelaide questa volta (novità di non poco conto se vogliamo essere precisi), per rifondare il Sacro Romano Impero (quello che sui vecchi libri di scuola veniva designato "di origine germanica" per distinguerlo proprio da quello originario di Carlo Magno).

Ottone I ed Adelaide di Borgogna aveva intesa cementare l'unità politica dell'impero anche grazie alla successione dinastica, garantita dalla nascita di Ottone II, figlio della coppia imperiale.

Ben presto il piccolo erede venne associato al trono imperiale e promesso sposo a una principessa bizantina porfirogenita (ovvero concepita quando il padre era imperatore in carica a Costantinopoli).

Purtroppo per i piani degli Ottoni la carica di imperatore a Costantinopoli non era un lavoro sicuro e spesso nemmeno a lungo termine, così mentre il piccolo Ottone II cresceva si avvicendati altri due imperatori sul trono, tanto che quando finalmente si concluse l'accordo matrimoniale fu Giovani I Zimisce a concedere una sua nipote come futura sposa di Ottone II.

Teofano, questo il nome della principessa, era sì imparentata con l'imperatore in carica ma tutt'altro che di sangue imperiale e sicuramente non porfirogenita.

Ma la politica esigeva quel matrimonio che avrebbe dovuto riallacciare i rapporti fra Occidente e Oriente e si fece passar per oro quel che forse poteva essere solo ottone, come avrebbero detto gli anziani di qualche generazione fa.

Fatto sta che in pompa magna Teofano partì da Costantinopoli, con tanto di seguito e dote annessa e sbarco in Puglia per recarsi direttamente a Roma dovrebbe avrebbe sposato Ottone II e contemporaneamente sarebbe diventata imperatrice del Sacro Romano Impero.

Per chi è curioso di conoscere tutta la storia di questa principessa consigliato il volume a cura di Mos Maiorum dal titolo Teofano. Una principessa bizantina imperatrice ad Aquisgrana.

Se il progetto di riunire le due parti dell'antico Impero Romano, Occidente e Oriente, fallì anche a causa dell'estinzione della dinastia ottoniana (conclusasi malamente con Ottone III) in qualche modo Teofano lasciò comunque un segno imperituro in Occidente avendo contribuito a diffondere anche fuori dall'Impero Bizantino il culto per San Nicola di Myra, poi conosciuto come San Nicola di Bari, colui al quale si è ispirata la leggenda che ha creato la figura di Santa Claus, ovvero Babbo Natale.

E scusate se poco!


Foto di Vicki Hamilton da Pixabay


lunedì 7 aprile 2025

Eleonora di Arborea

Eleonora era la figlia di Mariano IV, Giudice di Arborea, ovvero colui che governava la regione occidentale della Sardegna corrispondente grossomodo all'odierna provincia di Oristano.

Mariano IV era un uomo giusto e un buon governante, amato dal suo popolo e insegnò ai suoi figli a non abusare del potere di cui la su famiglia poteva godere reggendo il Giudicato di Arborea.

Ugone III, il figlio maschio, era destinato a succedere a Mariano IV e così in effetti avvenne, com'era consuetudine anche in quell'ultimo scorcio di Medioevo (siamo alla fine del XIV secolo).

Ma Eleonora era decisamente più pronta del fratello ad assumersi le responsabilità di governo ma essendo femmina non aveva alcun diritto alla successione.

Il padre però, lungimirante, la lasciò studiare e anzi la volle accanto a sé per discutere dei problemi del Giudicato e farsi consigliare sul da farsi.

Eleonora fu accanto al padre anche quando quest'ultimo cominciò a redigere uno dei documenti più innovati e rivoluzioni dell'epoca, la Carta de Logu, cosa che sarebbe tornata molto utile alla stessa Eleonora quando il destino (e un pizzico d'intraprendenza) la volle comunque alla guida del Giudicato di Arborea.

Ma non precorriamo i tempi! Eleonora in quanto figlia femmina finì con lo sposarsi e lo fece nel modo più classico del tempo, unendosi in matrimonio a un illustre personaggio della famiglia Doria, Brancaleone.

Con il marito lasciò Oristano e si diresse a vivere a Castelgenovese (oggi Castelsardo), nel nord della Sardegna.

Se il destino non avesse voluto altrimenti la vita di Eleonora si sarebbe conclusa così, fra Castelgenovese e il capoluogo ligure, moglie di uno degli uomini più illustri delle Repubblica di Genova e sicuramente donna benestante e madre orgogliosa dei propri figli.

Ma Ugone III, che era succeduto al padre morì improvvisamente assassinato, lasciando come unica erede la figlia Benedetta che poco morì improvvisamente.

A quel punto gli eredi prossimi erano i figli maschi delle due sorelle di Ugone III, Guglielmo I (figli di Beatrice) e Federico e Mariano (figli di Eleonora).

Con quello che si potrebbe definire un colpo di mano Eleonora mandò il marito presso il re di Aragona per perorare la causa del figlio maggiore Federico affinché fosse riconosciuto legittimo Giudice di Arborea mentre lei salpò alla volta della Sardegna, trovandosi a Genova in quel tempo e si recò a Oristano dove prese il comando delle operazioni, ricercando e punendo gli assassini del fratello.

A quel punto al re di Aragona non restò che confermare il giovanissimo Federico in qualità di Giudice di Arborea e sua madre Eleonora come reggente in suo nome stante la giovanissima età di Federico.

Quello che Eleonora non aveva potuto ottenere per difetto di nascita (essendo donna e non uomo) lo ottenne grazie al fato e alla sua determinazione ad agire rapidamente e senza scrupoli proprio come avrebbe fatto un uomo, verrebbe da aggiungere.

Purtroppo la vita di Eleonora era già stata ampiamente costellata di lutti (dovuti in gran parte alla peste che imperversava in quegli anni) e anche il figlio primogenito Federico morì tristemente nel 1387 a soli dieci anni d'età.

Gli succedette in carica il fratello Mariano V (di uno o due anni più giovane), il quale governò (si fa per dire) sino alla sua morte avvenuta nel 1407.

Infatti sino al 1403 (quando aveva già 25 o 26 anni) a governare realmente fu la madre (con l'aiuto del marito Brancaleone Doria) almeno finché Eleonora non morì, appunto in quell'anno.

Nel 1407 Mariano V fu a sua volta assassinato e il Giudicato passò a un erede di Beatrice (sorella di Eleonora) che vendette il Giudicato di Arborea al regno di Aragona.

La figura di Eleonora di Arborea spicca non solo perché è stata una donna di potere e lo ha esercitato in modo deciso, quasi fosse ella un uomo, ma viene altresì ricordata per aver promulgato nella sua versione definita quella Carta de Logu che aveva visto nascere dalle mani del padre e che era stata poi completata dal fratello Ugone III.

Eleonora riprese in mano il documento, lo limò e lo perfezionò nei suoi dettagli e lo pubblicò in modo definitivo il 14 aprile 1392 (anche se la data non è certa al 100%).

La Carta de Logu era di fatto un documento costituzionale che creava per la prima volta in Sardegna, ma di fatto in quasi tutta l'Europa d'allora salvo l'Inghilterra (che aveva avuto la Magna Charta Libertarum circa un secolo e mezzo prima), una prima bozza dello stato di diritto, ovvero laddove all'arbitrio del potere dominante veniva sostituita la certezza delle legge che valeva per tutti, regnanti compresi e che doveva essere conoscibile preventivamente da tutti, in modo da poter essere applicata correttamente.

Una vera rivoluzione nel campo del diritto ma soprattutto nella gestione della cosa pubblica e del rapporto fra il potere dominante e i cittadini che non erano più solo sudditi ma anche detentori di diritti costituzionalmente riconosciuti.

La Carta de Logu rimase in vigore anche nelle successive trasformazioni del Giudicato di Arborea e venne di fatto sostituita soltanto nel 1827 del Codice Feliciano durante il Regno di Sardegna.

Un documento che ebbe vita molto lunga attraversando 435 anni di storia e molti cambi di dominazione in quella terra chiamata Arborea.


Foto di Nanne Tiggelman da Pixabay

giovedì 3 aprile 2025

Carta de Logu

Era il 14 aprile 1392 quando a Oristano Eleonora di Arborea promulgava la Carta de Logu de Arborea uno dei documenti giuridici più importanti del Medioevo, paragonabile alla Magna Charta Libertarum promulgata solo poco più di un secolo prima da re Giovanni d'Inghilterra

Foto di Joanjo Puertos Muñoz da Pixabay

La Carta de Logu era di fatto un codice di natura costituzionale che sanciva diritti e doveri dei cittadini del Giudicato di Arborea ma al tempo stesso definiva in modo chiaro quali erano anche i limiti del Giudice (ovvero il regnante) riducendo drasticamente, se non eliminando del tutto, l'arbitrarietà del potere sovrano.

Per il Medioevo abituato al potere assoluto del signore locale, sottoposto soltanto alla scala gerarchica del feudalesimo, quella della Carta de Logu risultava una vera e proprio rivoluzione. 

Merito senza dubbio di Eleonora di Arborea che la promulgò ma non va dimenticato che a iniziare a stendere il documento in prima battuta fu il padre di Eleonora di Arborea, Mariano IV d'Arborea, e successivamente vi pose mano anche il figlio di quest'ultimo, nonché fratello di Eleonora di Arborea, Ugone III. 

Il documento che come è stato già detto aveva di fatto un valore costituzionale era talmente ben fatto che resistette anche ai vari passaggi di potere del territorio sardo arrivando sino al 1827 quando venne sostituito dal Codice Feliciano promulgato da Carlo Felice di Savoia re di Sardegna e duca di Savoia. 

Di fatto la Carta de Logu costituiva un primo esempio di Stato di Diritto, ovvero uno stato dove tutti sono soggetti alla legge, regnante compreso e dove, cosa ancor più importante forse, la legge deve essere nota (o almeno conoscibile) da tutti i cittadini togliendo così l'arbitrio del signore di turno che sino ad allora poteva anche cambiare le norme senza che il popolo lo sapesse e giudicare chiunque sulla base di leggi mai conosciute dal popolo. 

Un documento dnnque, quello promulgato da Eleonora di Arborea, che ha segnato la storia del diritto e che è troppo poco conosciuto soprattutto in Italia e che fa della Sardegna uno dei primi esempi di stato moderno.

mercoledì 2 aprile 2025

La collana "Viaggi e Scoperte"

La storia è fatta di protagonisti in carne e ossa, di battaglie, congiure, alleanze, rivoluzioni, ma anche di luoghi che ne restano segnati in modo indelebile.

Pochi però si ricordano che la storia è fatta anche di viaggi e di scoperte, perché è proprio grazie ai viaggi e alle scoperte che il mondo è diventato più piccolo e interconnesso dando modo alla storia di evolversi più rapidamente e più intensamente.

Foto di Dorothe da Pixabay

Proprio per questo motivo il progetto Mos Maiorum ha voluto aprire una collana appositamente dedicata ai viaggi e alle scoperte cercando di portare in primo piano anche eventi poco noti ma che in qualche modo hanno segnato la loro epoca e non di rado anche, seppur indirettamente a volte, anche il tempo a venire.


I volumi disponibili in questa collana sono al momento:


1. 13 mesi intrappolati nel ghiaccio. L'avventura antartica della Belgica






martedì 1 aprile 2025

La collana "Le Donne della Storia"

La collana Le donne della storia è stata non a caso la prima inaugurata dal progetto Mos Maiorum in quanto proprio il ruolo delle donne nella storia è senza dubbio fin troppo sottovalutato e sottaciuto dalla storiografia ufficiale ma anche e soprattutto dal sentire comune.

Erroneamente si è sempre pensato, e spesso lo si pensa ancora, che la storia, quella con la "S" maiuscola l'abbiano fatta quasi esclusivamente gli uomini ma analizzando un po' meglio nel dettaglio ogni singola epoca storica si scopre che la realtà è ben diversa e che spesso sono state proprio le donne a imprimere una svolta importante o a cambiare i destini di quel popolo, di quella terra, di quel tempo.

Anche quando la posta in gioco magari non era un impero come accadde con Cleopatra o Elisabetta I d'Inghilterra, ma proprio per dare voce a queste protagoniste al femminile della storia, perlopiù sconosciuto o poco note, o magari ormai dimenticate, che il progetto Mos Maiorum ha voluto dedicare loro una specifica collana che attualmente si compone si 6 volumi:

1. Eleonora di Arborea

2. Laura Cereta

3. Caterina Sforza Riario

4. Adelaide di Borgogna

5. Caterina Corner

6. Teofano