Informazioni personali

La mia foto
Mos Maiorum è l’eteronimo sotto cui si cela un gruppo di appassionati divulgatori della storia in tutte le sue sfumature e accezioni, che ha scelto di iniziare questo progetto omonimo per avvicinare quante più persone possibili alla scoperta e conoscenza della storia in modo semplice, chiaro, accessibile a tutti e, possibilmente, non noioso.

mercoledì 16 settembre 2026

Disponibile il 27° numero della Newsletter (mesi che prendono il nome dai numeri... ma sembrano sbagliati!)

I nomi dei mesi di Settembre, ottobre, novembre e dicembre richiamano immediatamente il numero sette, l'otto, il nove e il dieci e farebbe subito pensare a un'associazione fra il numero e il nome del mese.

Ma tutti sappiamo che in realtà settembre è il nono mese dell'anno (e non il settimo), ottobre il decimo (e non l'ottavo), novembre l'undicesimo (e non il nono) e dicembre il dodicesimo (e non il decimo)

Come mai?

Esiste una motivazione razionale per quella che sembra un errore banale e senza alcuna spiegazione?

La ragione c'è e affonda nella storia.

Occorre infatti risalire sino all'Antica Roma per comprendere l'origine di questa singolare nomenclatura che tramandata nei secoli è giunta sino a noi come spieghiamo nel 27° numero della nostra newsletter che potrete leggere cliccando qui

27° numero della newsletter




mercoledì 22 aprile 2026

Disponibile il 13° numero della Newsletter (Culloden, una sconfitta di successo... postumo)

Il 16 aprile 1746 nelle brughiere di Culloden, non lontano da Inverness in Scozia, si concluse il vano tentativo di restaurare la monarchia Stuart sul trono d'Inghilterra in seguito a una sconfitta disastrosa da parte dell'esercito scozzese a opera di quello inglese.

Ciò non di meno quella data e quel luogo hanno segnato la storia della Scozia e con il tempo sono diventati simboli di identità nazionale e di rivendicazione dell'indipendenza dal Regno Unito.

Uno dei casi più clamorosi nella storia di "insuccesso di successo", raccontato nei dettagli nel quattordicesimo numero della nostra newsletter su Linkedin.




mercoledì 15 aprile 2026

Disponibile il 12° numero della Newsletter (Teofano, ovvero quando l'Oriente incontrò l'Occidente)

Il 14 aprile 972 è una data molto importante per la storia dell'Europa e se a quel tempo ci fossero stati giornali, tv e internet la copertura mediatica di quando accaduto a Roma quel giorno sarebbe stata paragonabile forse solo al matrimonio fra Grace Kelly e il principe di Monaco o fra Lady Diana e l'allora principe Carlo.

Infatti proprio di un matrimonio si parla, ovvero quello fra Teofano, principessa bizantina nipote dell'Imperatore d'Oriente Giovanni I Zimisce, e Ottone II, co-imperatore del Sacro Romano Impero e figlio di Ottone I (imperatore) e Adelaide di Borgogna (imperatrice).

Il progetto matrimoniale voluto dagli Ottoni avrebbe dovuto riavvicinare l'Impero Romano d'Oriente al rinnovato Sacro Romano Impero (che idealmente riprendeva il posto del defunto Impero Romano d'Occidente), con l'ambizione ultima di riunificare i due imperi sotto un'unica corona (quella degli Ottoni, appunto).

La storia ci consegna una realtà diversa e mentre l'Impero Romano d'Oriente sarebbe andato avanti ancora per circa mezzo millennio prima di collassare di fronte all'invasione turca, la dinastia ottoniana avrebbe varcato di poco la soglia dell'anno Mille, ben lungi dall'aver unificato tutti i vecchi territori dell'Impero Romano d'Occidente.

Ma Teofano si rivelò comunque una sorpresa e nella sua pur breve esistenza seppe portare alla corte di Aquisgrana un tocco d'Oriente che influì sulla cultura occidentale.

Infatti pochi sanno che è stato proprio grazie a Teofano se oggi i bambini aspettano l'arrivo di Babbo Natale che porterà loro i doni.

Per scoprire cosa lega Teofano a Babbo Natale e molto altro ancora di questa misteriosa principessa venuta dall'Oriente è possibile leggere l'articolo numero 12 della nostra newsletter ospitata su Linkedin.







mercoledì 8 aprile 2026

Disponibile l'11° numero della Newsletter (Rodolfo I di Borgogna fa assassinare Berengario I, re d'Italia)

Quando pensiamo al Regno d'Italia la mente corre veloce al Risorgimento e alla dinastia sabauda che nel bene e nel male unificò la penisola oltre un secolo e mezzo fa.

Ma per chi ha buona memoria o è ancora fresco dei libri di testo di storia non sarà difficile ricordare che è esistito anche un Regno d'Italia medievale, derivato dalla divisione del Sacro Romano Impero di Carlo Magno.

Nel terzo decennio del X Secolo re d'Italia era Berengario I (del Friuli) il quale però venne fatto assassinare da Rodolfo II di Borgogna il 7 aprile 924 sul sagrato della Chiesa di Pietro a Verona.

La corona passò dunque a un re straniero, borgognone, scatenando una serie di eventi a catena che avrebbe portato nel giro di pochi decenni il Regno d'Italia nell'orbita dei re germanici con la dinastia ottoniana.

Per saperne di più e comprendere meglio questo intreccio storico e il susseguirsi di regnanti "stranieri" che indossarono la corona italiana è possibile leggere l'articolo numero 11 della nostra newsletter ospitata su Linkedin.





mercoledì 1 aprile 2026

Disponibile il decimo numero della Newsletter (Bir Tawil, il territorio che nessuno stato vuole per sé)

Sembra incredibile ma esistono luoghi nel mondo che sono letteralmente terra di nessuno, fazzoletti di terra più o meno grandi che non sono rivendicati da alcuno stato, nemmeno da quelli confinanti.

È il caso di Bir Tawil, al confine fra Egitto e Sudan che nessuno dei due stati africani vuole rivendicare come appartenente al proprio territorio nazionale.

Il perché di questa anomalia risale ai tempi coloniale quando era l'Impero Britannico a gestire la colonia anglo-egiziana del Sudan e fu proprio a Londra che si decise che il confine dovesse fra i due stati dovesse coincidere con il 22° Parallelo Nord.

Salvo che alcune considerazioni di carattere etnico fece nascere l'anomalia del Bir Tawil e del territorio speculare di Hala'ib, quest'ultimo ancora conteso fra Egitto (che lo ha occupato) e Sud (che ne rivendica l'appartenenza al proprio territorio nazionale).

Per saperne di più e comprendere meglio questa complesso vicenda geopolitica che affonda le sue radice alla fine del XIX Secolo è possibile leggere l'articolo numero 10 della nostra newsletter ospitata su Linkedin.




giovedì 26 marzo 2026

Disponibile il nono numero della Newsletter (Francesco Sforza s'insedia a Milano come nuovo Duca)

Il 22 marzo 1450 segna un passaggio importante per la storia di Milano, soprattutto dal punto di vista simbolico.

Infatti in quel giorno Francesco Sforza nell'Arengo ricevette le chiavi della città, i sigilli e il gonfalone con la Biscia Viscontea e l'Aquila Imperiale, segno tangibile ed evidente del suo nuovo ruolo all'interno del capoluogo meneghino.

Infatti Francesco Sforza, già capitano di ventura al soldo di Filippo Maria Visconti, era diventato il nuovo duca di Milano, succeduto proprio al suocero Filippo Maria (avendone sposata la figlia Bianca Maria) dopo che questi era morto nel 1447 e i cittadini di Milano erano insorti proclamando la repubblica.

L'importanza dell'ascesa al ducato da parte di Francesco Sforza (e dei suoi eredi) non è legata soltanto a un periodo storico molto importante per la città di Milano e per l'Italia più in generale ma anche per quanto concerne l'immagine stessa di Milano se è vero che uno dei monumenti più visitati e senz'altro riconoscibili della città meneghino è un luogo che porta proprio il nome della famiglia Sforza, ovvero il Castello Sforzesco.


Per saperne di più è possibile leggere l'articolo numero 9 della nostra newsletter ospitata su Linkedin.





mercoledì 18 marzo 2026

Disponibile l'ottavo numero della Newsletter (Caterina Corner lascia l'isola di Cipro per diventare regina di Asolo)

La Repubblica di Venezia è nell'immaginario di tutti quanto di più lontano possibile dall'idea di monarchia, sebbene non fosse certo una democrazia come oggi la intendiamo bensì un governo oligarchico che tendeva a preservare il potere nelle mani dei ricchi facoltosi della città lagunare.

Esiste però un caso nella millenaria storia veneziana dove sul territorio della Repubblica ha governato una regina con pieni poteri e titolo regale, sebbene il suo sia stato un regno assai piccolo essendo circoscritto al comune trevigiano di Asolo.

Quella di Caterina Corner è davvero una storia singolare, perché a essere stata due volte regine (ci Cipro e di Asolo) è stata anche l'unica a potersi fregiare del titolo regale all'interno della Repubblica di Venezia.

Per conoscere meglio la sua storia è possibile leggere il volume curato da noi di Mos Maiorum dal titolo Caterina Corner. L'ultima regina di Cipro, il 5° della collana Le Donne della Storia.

In alternativa per una sintesi più breve è possibile leggere l'articolo numero 8 della nostra newsletter ospitata su Linkedin.



mercoledì 11 marzo 2026

Disponibile il settimo numero della Newsletter (quando la Belgica rimase intrappolata tra i ghiacci della banchisa antartica)

 

Sul finire del XIX secolo un intraprendente capitano di marina belga, Adrien de Gerlache, riuscì ad allestire una spedizione che avrebbe dovuto raggiungere il continente antartico, circumnavigarlo e studiare la posizione del Polo Sud e Polo Sud Magnetico.

Ma una serie di fattori trasformò quella che avrebbe dovuto essere un'impresa di successo in un fallimento di proporzioni epiche, tanto da rischiare il disastro totale quando la nave Belgica si incagliò nella banchisa polare e vi rimase bloccate per 13 lunghissimi mesi.

Nella nostra newsletter su Linkedin riproponiamo proprio quei drammatici giorni quando il ghiaccio si strinse intorno alla chiglia della nave e fece calare lo sconforto e la paura fra i membri dell'equipaggio.

Raccontiamo anche di come quell'incredibile insuccesso si trasformò con il tempo in un memorabile successo e di come quel viaggio al Polo Sud abbia strettissimi legami con il Progetto Apollo e più in generale con i viaggi spaziali.

Per volesse sapere di più su quanto abbiamo già pubblicato sulla nostra newsletter non resta che venirci a trovare su Linkedin.




mercoledì 4 marzo 2026

Disponibile il sesto numero della Newsletter (4 marzo, un giorno che ha segnato più volte la storia degli USA)


È disponibile su
 Linkedin il sesto numero della nostra newsletter, interamente dedicata questa settimana a un giorno che ha segnato più volte la storia degli Stati Uniti d'America: il 4 marzo.

Tutti quanti conosciamo il 4 luglio, festa nazionale a stelle e strisce e tanto celebrato al cinema e nelle canzoni, ma pochi sanno che anche il 4 marzo è stato nella storia degli Stati Uniti d'America un giorno molto importante nel quale si sovrappongono diverse ricorrenze, anche contradditorie fra loro.

Per saperne di più leggete l'articolo su Lindkedin.

Il progetto Mos Maiorum si amplia dunque alla newsletter oltre a questo blog e alle pubblicazioni disponibili in paperback su Amazon e in ebook sui principali stoe on line.


Foto di Pete Linforth da Pixabay




mercoledì 25 febbraio 2026

Disponibile il quinto numero della Newsletter (30 febbraio 1712, un giorno che non avrebbe dovuto esistere)

È disponibile su Linkedin il quinto numero della nostra newsletter, interamente dedicata questa settimana a un giorno che non avrebbe dovuto esiste, il 30 febbraio 1712.

Sembra impossibile ma in Svezia accadde davvero, per una volta il mese di febbraio oltre al ventinovesimo giorno in quanto bisestile ebbe anche un trentesimo giorno, caso più unico che raro nella storia.

Per saperne di più leggete l'articolo su Lindkedin.

Il progetto Mos Maiorum si amplia dunque alla newsletter oltre a questo blog e alle pubblicazioni disponibili in paperback su Amazon e in ebook sui principali stoe on line.


Foto di Gordon Johnson da Pixabay

sabato 21 febbraio 2026

21 febbraio 1814 quando Napoleone fu dichiarato morto da truffatori inglesi

È una di quelle pagine di storia poco nota ma che ha avuto un peso notevole al tempo e soprattutto nei decenni a seguire.

In quell'inizio di 1814 l'Europa intera e la Gran Bretagna in modo particolare soffrivano per il perdurare delle guerre napoleoniche e dello stato di incertezza che regnava nel mondo, anche in quello finanziario.

Occorre tener presente questo se si vuol comprendere perché accadde quello che avvenne e come fu possibile che molti, moltissimi, credettero a una notizia così clamorosa rivelatasi poi palesemente falsa.

Tutto iniziò quando un militare in divisa sbarcò da una nave proveniente dal continente e si precipitò verso Londra per portare un dispaccio urgente nella capitale.

Lungo il tragitto lui, e altri militari o sedicenti tali su altri percorsi, fecero accuratamente trapelare il contenuto dell'informazione riservata che stava consegnando, ovvero che Napoleone era stato ucciso dai cosacchi.

La notizia era a tutti gli effetti una vera bomba e se la popolazione inglese la accolse come la naturale fine della guerra, nella Borsa Valori diedi il via a una speculazione forsennata che trasformò quella giornata in una delle più frenetiche per le operazioni di borsa.

Tutti volevano investire fintanto che i prezzi erano ancora bassi sapendo che una volta che la notizia fosse diventata ufficiale le quotazioni avrebbero cominciato a salire e chi avesse comprato per tempo avrebbe potuto ricavarci lauti guadagni.

Peccato che la conferma ufficiale non arrivò mai perché la notizia era falsa, cosa che creò uno dei maggiori scandali finanziari britannici di sempre.

Non è ben chiaro come ma praticamente da subito fu accusato di aver orchestrato la truffa un eroe della marina britannica, Lord Cochrane, eletto in parlamento con i radicali e dunque non certo ben visto dall'establishment governativo.

Le indagini che portano al suo arresto furono quantomeno discutibili e ancor meno credibili furono le prove portate a suo carico, tanto che quasi nessune credette alla sua colpevolezza, se non i giudici e la parte più conservatrice della politica britannica (non certo dispiaciuta che fosse stato tolto di mezzo un avversario politico scomodo e molto popolare).

La vicenda di Lord Cochrane passò attraverso una condanna, una detenzione, una fuga rocambolesca (travestito da donna facendosi passare per la moglie che era andato a trovarlo in carcere), un nuovo arresto e una nuova detenzione per concludersi nel 1832 con la grazia concessa da re Guglielmo IV.

Chi chi fosse dietro alla truffa della finta morte di Napoleone non si è mai saputo e nemmeno le ricerche storiche più accurate hanno saputo identificare gli autori di un così complesso piano truffaldini.

Di sicuro chi lo mise in atto conosceva molto bene il funzionamento della psiche umana, delle regole del mercato e dei giusti tempi per comunicare la notizia, oltre a una importante disponibilità finanziaria per poter organizzare tutta la messa in scena.

Ciò che è risultato evidente dalle ricerche è che un simile piano non avrebbe potuto funzionare se non con una perfetta organizzazione (e dunque grandi menti alla sua origine) e a qualche tipo di copertura/appoggio ad alto livello che spiegherebbe anche perché le indagini del tempo non scoprirono nulla sui veri mandanti ma nemmeno sugli esecutori e anzi puntarono direttamente su Lord Cochrane che quasi certamente era del tutto estraneo alla vicenda.

Si tratta di una delle più grandi fake news della storia e ha ancora molto da insegnarci anche oggi, nonostante siano cambiati i tempi, i mezzi di comunicazioni e quasi tutto nel mondo.

Foto di Gordon Johnson da Pixabay 








mercoledì 28 gennaio 2026

La morte di Carlo Magno segnò la fine del Sacro Romano Impero?

Quando il 28 gennaio 814 Carlo Magno morì nel suo palazzo di Aquisgrana fu subito inumato nell'atrio della cattedrale della medesima città che era stata la principale capitale del Regno dei Franchi prima e del Sacro Romano Impero poi.

I libri di storia ci ricordano che Carlo Magno si fece incoronare imperatore la notte di Natale dell'800 a Roma da papa Leone III

Riallacciando idealmente i fili con l'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augusto, Carlo Magno aveva inteso ridare forma al defunto Impero Romano d'Occidente sotto la guida dei Franchi di cui lui era stato il massimo esponente militare e politico del tempo.

Non è un caso che ancora oggi Carlo Magno venga considerato un padre nobile dell'unità europea e dell'Europa in genere, tanto che proprio a lui è intitolato uno dei maggiori premi conferiti a persone che con le loro azioni hanno favorito e agevolato l'unità e l'integrazione europea.

C'è da dire però che Carlo Magno pur avendo di fatto costituito uno stato unitario che comprendeva gran parte dell'Europa occidentale ovvero grossomodo quelle che sono Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Austria, l'Italia centro-settentrionale, parte della Repubblica Ceca e gran parte della Slovenia, non era riuscito a rendere tale stato solido al suo interno e scevro da personalismi tipicamente feudali.

Se alla sua morte la successione fu garantita succedendogli Ludovico I detto Il Pio, ben presto le divisioni interne e le rivalità dinastiche ebbero il sopravvento tanto che già nell'anno 843 (ovvero nemmeno trent'anno dopo la morte di Carlo Magno) si addivenne al Trattato di Verdun dove di fatto l'impero venne suddiviso e spartito fra i tre figli sopravvissuti di Ludovico Il Pio (Lotario I, Ludovico II il Germanico e Carlo II il Calvo).

Non sfugge dunque all'osservatore che l'impero non arrivò intero nemmeno alla terza generazione (con non poche analogie alla successione di Costantino il Grande e la spaccatura dell'Impero Romano in Occidente e Oriente peraltro) e il prodotto di questa spartizione furono il Regno dei Franchi Occidentali (grosso modo l'odierna Francia), quello del Regno dei Franchi Orientali (la Germania e l'Austria) e il Regno della Francia Media, ovvero gli attuali Belgio, Olanda, Alsazia, Lorena Borgogna, Provenza e l'Italia.

Se dunque l'eredità politica e ideale di Carlo Magno fu immensa per il destino europeo molto invece si potrebbe obiettare sul suo vero lascito concreto nella struttura dello stato carolingio che ben presto dimostrò tutte le sue lacune e le sue falle che portano al dissolversi del Sacro Romano Impero, almeno sino all'arrivo della dinastia ottoniana che nel 962 con Ottone I riede vita al Sacro Romano Impero, almeno nella sua parte germanico-italica visto che ormai i Franchi Occidentali avevano fondato uno stato a sé.


INFO: Mos Maiorum ha pubblicato due volumi che in qualche modo sono legati alla dinastia ottoniana:


Adelaide di Borgogna
Teofano

È la nata newsletter di Mos Maiorum su Linkedin

Grazie all'ospitalità offertaci da Word & More da oggi abbiamo una newsletter settimanale su Linkedin a questo indirizzo: www.linkedin.com/pulse/mercoledì-28-gennaio-2026-numero-1-words-and-more-network-annaf/

Nel primo numero presentiamo il progetto che speriamo possa trovare interesse anche nei lettori che non sono in Linkedin

Per chi preferisce i podcast questo numero della newsletter è disponibile anche sulle principale piattaforme come Mos Maiorum si presenta... - Mos Maiorum | Podcast on Spotify

Il progetto Mos Maiorum si amplia dunque alla newsletter oltre a questo blog e alle pubblicazioni disponibili in papaerback su Amazon e in ebook sui principali stoe on line.


Foto di Dagmar Yanbak da Pixabay

mercoledì 5 novembre 2025

Perché i figli di Gian Galeazzo Visconti avevano "Maria" come secondo nome?

La storia del secondo nome dei figli maschi del primo duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, è curiosa e testimonia in modo chiaro quanto religione e politica fossero intrecciate in quel XIV secolo che vide Milano emergere come potenza regionale con ambizioni su tutto il resto del territorio italiano.


Gian Galeazzo Visconti era sposato con la cugina Caterina Visconti (figlia di Bernabò Visconti) e dopo aver perso una figlia la coppia aveva fatto voto alla Madonna di mettere come secondo nome a tutti i figli proprio quello della madre di Dio, ovvero Maria.

D'altro canto quella di aggiungere il nome femminile "Maria" ai figli maschi è una tradizione che si è perpetuata nei secolo tanto che, per esempio, uno dei vescovi più iconici di Milano del XX secolo, il torinese Carlo Maria Martini ne è stato un esempio.

Tornando alla coppia ducale oltre a voler omaggiare la Madonna dando il suo nome a tutti i figli maschi i Visconti fecero anche voto di costruire una certosa se i successivi figli fossero nati e sopravvissuti (la mortalità infantile a quel tempo era molto alta anche fra i nobili e i ricchi).

Fu così  che il 27 agosto 1396 si diedero il via ai lavori a quello che oggi conosciamo come Certosa di Pavia (uno dei monumenti lombardi più importanti e conosciuti al mondo) il cui monastero fu dedicato, ovviamente, a Santa Maria delle Grazie.

Il complesso monastico e la certosa divennero il simbolo dell'accresciuto potere visconteo tanto che la certosa divenne anche mausoleo della famiglia Visconti.

Foto di Paskvi da Pixabay

I libri di Mos Maiorum sono disponibili sui principali store online come Amazon, Barnes&Noble, FNAC, Kobo, IBS, laFeltrinelli, Unilibro

giovedì 11 settembre 2025

11 settembre 9 d.C., quando si infransero i sogni dell'espansione romana

La data dell'11 settembre si associa a tristi ricordi del più grande attentato terroristico mai perpetrato al mondo.

Ma per chi ama la storia questo giorno di fine estate porta alla memoria anche altri fatti storici importi, come per esempio la conclusione della famigerata battaglia di Teutoburgo (8-11 settembre 9 d.C.) che sconvolse letteralmente i romani e di fatto pose fine all'espansione dell'Impero nell'Europa centrale, espansione che sino ad allora sembrava quasi un destino ineludibile.

Publio Quintilio Varo, comandante dell'esercito romano in quella parte di Germania fra il Reno e l'Elba che solo pochi anni prima Tiberio aveva di fatto piegato a Roma, si comportò in modo del tutto sconsiderato.

Anziché cercare di integrare i popoli germanici di fatto sconfitti, ma non del tutto domi, si comportò con loro come se questi ultimi non avessero più modo e voglia di contrastare Roma e la sua presenza in quelle lande.

Ciò comportò una reazione violenta che culminò nell'imboscata della foresta di Teotoburgo (in quella che oggi è la Bassa Sassonia, in Germania) che di fatto annientò l'esercito romano di stanza in quelle terre (tre intere legioni).

Il contraccolpo psicologico fu peggiore della disfatta militare e sebbene qualche anno più tardi i romani si presero la rivincita su Arminio e l'esercito dei Cherusci di fatto l'idea di estendere il dominio di Roma sino al fiume Elba e anche oltre vene definitivamente accantonata e il fiume Reno divenne il confine ultimo fra le terre di Roma da una parte e i popoli germani (barbari) dall'altra.

Non sfuggirà a nessuno come l'esito di quella battaglia occorsa oltre duemila anni fa abbia lasciato un segno indelebile ancora oggi nella cultura e nella geopolitica europea.

Il Reno ha segnato da allora il confine non solo fra Roma e il mondo barbaro che la circondava ma anche fra il mondo latino e il resto dell'Europa.

Linguisticamente parlando il Reno segna ancor oggi lo spartiacque fra le lingue romanze (neo-latine) e quelle di ceppo germanico e ha segnato nel corso dei secoli anche un diverso modo di intendere la politica, la giurisprudenza, il modo di vivere e convivere fra cittadini e fra cittadini e stato.

Nessuno può immaginare cosa sarebbe accaduto se in quei giorni a Teotoburgo le cose fossero andate diversamente, ma forse è lecito pensare che magari la storia di questi ultimi venti secoli avrebbe potuto essere scritta in modo diverso.

Per chi ama la storia e ha voglia di conoscerne anche i protagonisti meno eclatanti ricordiamo che Mos Maiorum ha al momento attive due collane di libri:

Le Donne della storia

e

Viaggi e Scoperte

Libri disponibili in cartaceo su Amazon e in ebook su tutti i principali store online.

Foto di AJ da Pixabay


giovedì 1 maggio 2025

Caterina Sforza minaccia di bombardare il conclave da Castel Sant'Angelo

In questi giorni si parla tanto di conclave e delle procedure che lo regolamento, della fumata bianca o nero, dell'extra omnes e dei possibili "papabili" fra i cardinali.

Pochi però sanno che la storia dei conclavi è fatta anche di episodi curiosi, a volte anche violenti.

Nel 1483 accadde addirittura che il conclave abbia rischiato di tenuto sotto minaccia di essere bombardato nientemeno che da una donna, e che donna!

Si tratta di Caterina Sforza, moglie di Girolamo Riario (nipote di papa Sisto IV) e figlia di Galeazzo Maria Sforza (duca di Milano).

Quando la notte fra il 12 e il 13 agosto 1483 papa Sisto IV morì per le complicanze della gotta a Roma scoppiarono tafferugli e disordini e molti approfittarono della confusione per regolare i conti in sospeso e vendicarsi di chi aveva gestito il potere durante il papato di Sisto IV.

Anche la casa e i beni di Girolamo Riario e Caterina Sforza furono saccheggiati e loro non vennero toccati perché in quel momento si trovano accampati con l'esercito (di cui il Riario era comandate) a Paliano.

A quel punto il collegio cardinalizio ordinò al Riario di spostarsi a Ponte Milvio e il nipote del papa defunto obbedì mentre la moglie, Caterina Sforza, intuendo che in quel modo lei e il marito rischiavano di perdere tutto con un colpo di mano si introdusse a Castel Sant'Angelo, ne cacciò il castellano e tutti gli imolesi che vi stanziavano (dei quali lei non si fidava) e puntò i cannoni in direzione di San Pietro.

A quel punto i cardinali si rifiutarono di entrare in conclave, temendo di diventare facili bersagli della focosa signora di Imola e Forlì.

A quel punto il cardinale Giuliano Della Rovere (futuro Papa Giulio II) convinse il collegio cardinalizio a offrire ottomila ducati al Riario, più il risarcimento dei danni subiti dai signori di Imola nei saccheggi dopo la morte del papa e la carica di capitano generale della Chiesa e la conferma della signoria su Imola e Forlì.

Girolamo Riario accettò l'offerto, ma la moglie, ancora asserragliata in Castel Sant'Angelo rifiutò ostinatamente finché non giunge una delegazione di cardinali, presieduta dal cardinale Ascanio Sforza (suo zio) che alla fine la convinse a lasciare la fortezza abbandonando Roma per tornare con il marito in Romagna.

Dopo dodici giorni finiva l'incubo per i cardinali di poter essere presi di mira da una donna che sarebbe poi passata alla storia come la Tygre di Forlì, tanto volitiva e capace nella gestione della cosa pubblica e nell'ambito militare da essere stata persino elogiata e presa a esempio da Niccolò Machiavelli.


Foto di Sekau67 da Pixabay

lunedì 14 aprile 2025

Un matrimonio che avrebbe dovuto riunire Occidente e Oriente

Il 14 aprile 972 una giovanissima principessa bizantina di nome Teofano veniva unita in matrimonio a Ottone II da papa Giovanni III e contemporaneamente incoronata imperatrice del Sacro Romano Impero.

Quel giorno l'Occidente barbaro che nei secoli precedenti aveva preso il posto dell'Impero Romano d'Occidente aveva gettato le basi per costruire un ponte duraturo e solido per riunirsi all'Impero Romano d'Oriente che invece aveva resistito alle invasioni barbariche e che ancora teneva a bada la pressione dei mussulmani che gli avevano sottratto i territori del Mediterraneo sud-orientale.

La storia ci dirà che quel ponte non sarebbe durato e che anzi fu un tentativo effimero e forse mal costruito, ma in quel 14 aprile 972 tutto dava a pensare il contrario e quel matrimonio aveva significato davvero un passo enorme per la storia in quel fine millennio.

Se come abbiamo già visto l'Impero Romano d'Oriente era sopravvissuto alle orde barbariche e alla pressione dell'avanzata mussulmana, pur con forti limitazioni alla sua estensione territoriale originaria, il crollo dell'Impero Romano d'Occidente aveva lasciato libero sfogo alle invasione dei barbari che nel corso dei secoli avevano finito con lo stanziarsi nelle varie province romane d'occidente e si erano via via integrati con le popolazioni locali.

Nella notte di Natale dell'800 il re dei Franchi, Carlo (che poi i posteri chiameranno Magno) si fece incoronare imperatore dal papa a Roma dando così vita al Sacro Romano Impero che nelle intenzioni di Carlo Magno avrebbe dovuto rinverdire i fasti del defunto Impero Romano d'Occidente.

Dopo Carlo Magno l'impero ebbe vita breve e di fatto nell'arco di poche generazioni ne era rimasto solo il ricordo e tre principali regni nei quali si era divisa l'eredità politica e territoriale di Carlo Magno: il Regno dei Franchi Occidentali (che poi avremmo imparato a chiamare Francia), quello d'Italia e il Regno dei Franchi Orientali (che sarebbe sbagliato chiamare Germania anche se l'attuale repubblica tedesca ne costituiva di fatto l'ossatura principale insieme all'odierna Austria).

Nella seconda metà del X secolo, ovvero poco più di 150 dopo che Carlo Magno si era fatto incoronare imperatore dal papa nella notte di Natale dell'800 Ottone I, re dei Franchi Orientali, aveva colto al balzo l'occasione e liberando Adelaide di Borgogna, vedova del re d'Italia Lotario II, dall'assedio a lei portato dall'usurpatore del trono, Berengario II, l'aveva poi sposata facendosi incoronare re d'Italia insieme ad Adelaide.

E già che c'era aveva rinverdito i fasti di Carlo Magno e come lui era sceso a Roma per farsi incoronare imperatore, insieme alla moglie Adelaide questa volta (novità di non poco conto se vogliamo essere precisi), per rifondare il Sacro Romano Impero (quello che sui vecchi libri di scuola veniva designato "di origine germanica" per distinguerlo proprio da quello originario di Carlo Magno).

Ottone I ed Adelaide di Borgogna aveva intesa cementare l'unità politica dell'impero anche grazie alla successione dinastica, garantita dalla nascita di Ottone II, figlio della coppia imperiale.

Ben presto il piccolo erede venne associato al trono imperiale e promesso sposo a una principessa bizantina porfirogenita (ovvero concepita quando il padre era imperatore in carica a Costantinopoli).

Purtroppo per i piani degli Ottoni la carica di imperatore a Costantinopoli non era un lavoro sicuro e spesso nemmeno a lungo termine, così mentre il piccolo Ottone II cresceva si avvicendati altri due imperatori sul trono, tanto che quando finalmente si concluse l'accordo matrimoniale fu Giovani I Zimisce a concedere una sua nipote come futura sposa di Ottone II.

Teofano, questo il nome della principessa, era sì imparentata con l'imperatore in carica ma tutt'altro che di sangue imperiale e sicuramente non porfirogenita.

Ma la politica esigeva quel matrimonio che avrebbe dovuto riallacciare i rapporti fra Occidente e Oriente e si fece passar per oro quel che forse poteva essere solo ottone, come avrebbero detto gli anziani di qualche generazione fa.

Fatto sta che in pompa magna Teofano partì da Costantinopoli, con tanto di seguito e dote annessa e sbarco in Puglia per recarsi direttamente a Roma dovrebbe avrebbe sposato Ottone II e contemporaneamente sarebbe diventata imperatrice del Sacro Romano Impero.

Per chi è curioso di conoscere tutta la storia di questa principessa consigliato il volume a cura di Mos Maiorum dal titolo Teofano. Una principessa bizantina imperatrice ad Aquisgrana.

Se il progetto di riunire le due parti dell'antico Impero Romano, Occidente e Oriente, fallì anche a causa dell'estinzione della dinastia ottoniana (conclusasi malamente con Ottone III) in qualche modo Teofano lasciò comunque un segno imperituro in Occidente avendo contribuito a diffondere anche fuori dall'Impero Bizantino il culto per San Nicola di Myra, poi conosciuto come San Nicola di Bari, colui al quale si è ispirata la leggenda che ha creato la figura di Santa Claus, ovvero Babbo Natale.

E scusate se poco!


Foto di Vicki Hamilton da Pixabay


mercoledì 9 aprile 2025

Le Donne della Storia. Volume 1. Eleonora di Arborea

Il volume dedicato a Eleonora di Arborea è quello che inaugura la collana Le Donne della Storia ed è anche la prima pubblicazione curata da Mos Maiorum.


La breve biografia dedicata alla giudicessa di Arborea accompagna i lettori nel mondo della Sardegna occidentale della seconda metà del XIV secolo, in quello che ai tempo era il Giudicato di Arborea (grossomodo l'odierna provincia di Oristano), retto da un giudice (Mariano IV, padre di Eleonora) il quale governava come vassallo del re di Aragona con l'aiuto della Corona de Logu, ovvero l'assemblea dei maggiorenti locali.

La scelta di inaugura la collana dedicata alle Donne della Storia con Eleonora di Arborea è stata fatta per svariate ragione, ma soprattutto perché non solo Eleonora ha governato il Giudicato di Arborea meglio di tanti uomini che l'avevano preceduta ma si è resa artefice di uno dei momenti cruciali della storia del diritto sardo e più in generale italiano ed europeo.

È stata infatti Eleonora a promulgare nella sua versione definitiva (da lei rivista e corretta) la Carta de Logu, ovvero una sorta di carta costituzionale che sanciva anzitutto il principio (tutt'altro che scontato all'epoca) che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno il re (o giudice nel suo caso), togliendo dunque la possibilità dell'arbitrio del potere dominante nei confronti dei cittadini che smettevano di essere meri sudditi ma diventano appunto detentori di diritti.

La Carta de Logu portava con sé anche un'altra grande innovazione per il periodo, ovvero che la legge, per poter essere applicata, doveva essere conoscibile da tutti, ovvero essere pubblica.

Nessuno poteva essere costretto a fare alcunché che non fosse previsto da una legge precedentemente emanata e resa pubblica.

Oggi questo principio ci sembra orami scontato, ma nel XIV secolo l'arbitrio dei potenti portava anche ad abusi di ogni tipo, persino con la creazione di leggi e regolamenti fatti su misura per colpire chi non sapeva di aver violato alcuna legge non essendo questa ancora stata formulata.


Un personaggio dunque molto all'avanguardia, Eleonora, tanto che la sua Carta de Logu resistette non solo ai suoi successori ma venne mantenuta in vigore anche dai dominatori che si succedettero in Sardegna nei secoli successivi, sino al 1827 quando venne sostituita dal Codice Feliciano del Regno di Sardegna.

Eleonora aveva promulgato ufficialmente la Carta de Logu il 14 aprile 1392, ovvero 435 anni prima dell'entrata in vigore del Codice Feliciano!

In questo agevole libro si ripercorre la vita di Eleonora, del rapporto con il padre e con i fratelli, del matrimonio con Brancaleone Doria, dei suoi rapporti con la Repubblica di Genova, del suo tempestivo rientro in Arborea dopo l'assassinio del fratello e di come riuscì a prendere il potere grazie alla sua tempestività e alla sua determinazione.

Nel libro è anche presente quella che è stata, purtroppo, una compagna costante di Eleonora, ovvero la peste nera che proprio nell'anno in cui lei nasceva, il 1347, faceva la sua comparsa in Italia, prima in Sicilia, poi a Napoli ed Amalfi e infine anche in Sardegna.

Il primo volume della collana Le Donne della Storia è adatto a tutti i lettori, sia agli appassionati di storia, quanto ai semplici curiosi e può essere utilizzato anche nelle scuole (medie e superiori) per approfondire sia il tema della condizione femminile nel Medioevo, sia per approfondire invece la nascita dello Stato di Diritto.


Gli altri volumi della collana Le Donne della Storia:

2. Laura Cereta

3. Caterina Sforza Riario

4. Adelaide di Borgogna

5. Caterina Corner

6. Teofano





martedì 8 aprile 2025

La Peste Nera del Trecento

La recente epidemia che ha colpito il mondo a partire dal 2020 ha riportato alla memoria le storiche e drammatiche diffusioni di malattia che hanno spesso decimato interi territori.

Una fra le calamità più note e che ha più influito sulla storia europea è stata la cosiddetta Peste Nera del Trecento.

Oggi sappiamo che la peste altro non è che un bacillo che si trasmetteva dai roditori (topi) agli esseri umani per mezzo delle pulci che ricoprivano la pelliccia dei primi e che, stante le scarse condizioni igieniche del tempo, finivano con il mordere sovente anche gli esseri umani.

La peste (Yersinia pestis) aveva avuto origine in Oriente, ai piedi della catena montuosa dell'Himalaya e dopo un lungo letargo si era "risvegliata" nei primi decenni del XIV secolo infettando la vicina Cina. 

Dall'Impero Celeste, complici le carovane della Via della Seta, la peste aveva viaggiato verso occidente colpendo via via i territori sempre più a ovest sino a giungere in Crimea nel 1346.

Da lì furono i mercanti genovesi, che avevano una testa di ponte proprio in Crimea a Caffa, a portare involontariamente la peste sulle loro navi e a farla sbarcare in Europa, partendo da Messina e la Sicilia nel 1347 per poi rapidamente colpire Amalfi e Napoli all'inizio del 1448, la Sardegna verso la fine di quell'anno e via via un po' tutto il continente europeo nel volgere di pochi anni.

Nel volgere di un solo lustro (dal 1347 al 1352) la Peste Nera fece più di trenta milioni di vittime in Europa, riducendo di un terzo la popolazione del continente.

Dopo questa prima epidemia, considerata la più letale, la peste fece abituale ritorno ciclicamente ogni dieci o quindici anni, più localizzata territorialmente ma comunque sempre in grado di mietere moltissime vittime.

Fu soltanto nel corso del XVIII secolo che la peste cessò di essere considerata una malattia endemica e questo probabilmente fu dovuto alle migliori condizioni igieniche che limitarono di molto il diffondersi della malattia.

Infatti fu solo con l'arrivo degli antibiotici (nel 1943) che di fatto si poté trovare una cura efficace all'infezione, mentre la condizione generale di incuria e di sporcizia nella quale viveva la gran parte (nobili compresi) delle persone nel Medioevo e nelle epoche immediatamente successive oltre alla costante presenza dei topi nelle abitazioni aveva permesso il diffondersi continuo della peste.

Un altro fattore di diffusione, seppur involontario, fu la convinzione che la peste rappresentasse un flagello divino tanto da spingere la Chiesa Cattolica a organizzare processioni frequenti (in alcuni casi addirittura quotidiane) per chiedere perdono a Dio per i peccati commessi e la grazia per essere preservati dal male che incombeva.

Poiché la peste oltre a essere trasmessa dalla pulci dei topi agli essere umani poteva essere veicolata anche dalla saliva (e dagli starnuti) delle persone infette non è difficile comprendere come grandi assembramenti di persone fornissero un perfetto incubatore per nuovi contagi e la sempre maggior diffusione della malattia (proprio come accaduto negli anni recenti con il virus arrivato da oriente).

Non è un caso che proprio le persone che vivevano più isolate e in borghi più difficilmente raggiungibili (spesso in montagna o fuori dalle rotte commerciali) fossero i più preservati dal contagio come ben esemplificato da Giovanni Boccaccio nel suo Decameron.

Ovviamente le pestilenze ebbero un forte impatto anche sul tessuto produttivo che dal secolo precedente era in forte ripresa oltre che sulla demografia, pertanto chiunque voglia comprendere gli eventi accaduti nella seconda metà del XIV secolo e oltre non può prescindere dal considerare il peso avuto dalla Peste Nera in Europa e dalle ripercussioni che essa aveva in quell'ultimo frangente di Medioevo.


Foto di Thomaz da Pixabay